Questa sezione fa parte di un articolo completo sulle accise :
1- Definizione di “Bevande alcoliche

2- Da un punto di vista fiscale :
2.1- Vendita a distanza di bevande alcoliche
2.2- Accise tramite rappresentante fiscale locale
2.3- Calcolare le accise da pagare a destinazione / per rimborso nel proprio paese
2.4- Rimborso delle accise
2.5 –INTRASTAT

3- Mercato online dell’alcol
3.1- Circolazione degli ordini transfrontalieri
3.2- Etichettatura degli ordini transfrontalieri (ingredienti)
3.3- Etichettatura dell’alcool con francobolli da dazio di destinazione
3.4- Obblighi contrattuali dei rivenditori online e dei diritti dei consumatori
3.5- Monopoli
3.6- Conformità dei rifiuti di imballaggio

Sulla compliance in materia di vendita a distanza, quando si tratta di accise sulle bevande alcoliche, intervengono anche le sentenze della CGUE. La giurisprudenza e le norme sul monopolio costituiscono fonti di informazioni essenziali per individuare eventuali oneri locali.

Giurisprudenza: Valev Visnapuu

Questo caso 198/14 inizia nel 2008 con la vendita di beni eccitabili dall’Estonia a prezzi più bassi ai clienti finlandesi attraverso la consegna a domicilio di bevande alcoliche.

Il venditore non ha presentato le dichiarazioni di importazione all’amministrazione doganale finlandese, per cui le accise non sono state prelevate. La vendita è evidentemente illegale per vari motivi, tra i quali: mancata applicazione di accise, attentato alla salute pubblica e ambientale, assenza della licenza obbligatoria per la vendita al dettaglio e inosservanza del sistema di deposito cauzionale e di restituzione.

Nonostante il valore trascurabile delle merci, il caso è assai interessante: chiarisce una serie di questioni all’interno del diritto comunitario e della dottrina , persino nell’interpretazione del TFUE.

Questioni sottoposte alla CGUE:

Articoli 34 TFUE e 110 TFUE

Direttiva 94/62/CE – Articoli 1, paragrafo 1, 7 e 15

Vendita a distanza e trasporto di bevande alcoliche da un altro stato membro

Accise su taluni imballaggi di bevande

Esenzione in caso di integrazione degli imballaggi in un sistema di deposito cauzionale e di restituzione

“L’articolo 110 TFUE nonché gli articoli 1, paragrafo 1, 7 e 15 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa di uno stato membro, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che istituisce un’accisa su taluni imballaggi di bevande, ma prevede un’esenzione in caso di integrazione di tali imballaggi in un sistema di restituzione operativo.”

Ciò significa che la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio non ha carattere esauriente e che le sue norme di attuazione devono essere valutate alla luce del diritto primario dell’UE e sottoposte alle autorità competenti.

Vale a dire, che il sistema di restituzione è compatibile con il diritto comunitario, che gli imballaggi possono essere soggetti ad accise o che potrebbero pure essere esenti in mancanza di indicazioni chiare per merci all’importazione.
Articoli 34 TFUE, 36 TFEU e 37 TFUE

Obbligatorietà dell’autorizzazione per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche

Monopolio sulla vendita al dettaglio di bevande alcoliche

Giustificazione: Tutela della salute

“Gli articoli 34 TFUE e 36 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa di uno stato membro, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, ai sensi della quale un venditore stabilito in un altro stato membro è assoggettato a un requisito di autorizzazione di vendita al dettaglio per l’importazione di bevande alcoliche a fini di vendita al dettaglio a consumatori residenti nel primo stato membro.”

Altresì,

“Qualora detto venditore provveda al trasporto di tali bevande o ne affidi il trasporto ad un terzo, a condizione che tale normativa sia idonea a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito, nella specie la tutela della salute e dell’ordine pubblico, che tale obiettivo non possa essere raggiunto con un’efficacia di livello almeno equivalente mediante misure meno restrittive e che tale normativa non costituisca né un mezzo di discriminazione arbitraria, né una restrizione dissimulata al commercio tra gli stati membri, circostanze queste che spetta al giudice del rinvio verificare.”

Il 12 novembre 2015 la CGUE sentenziava che il divieto di vendita a distanza di bevande alcoliche dall’estero come stabilito in Finlandia dalla legge sulle bevande alcoliche è conforme al diritto comunitario a certe condizioni.

Successivamente, la Corte d’appello di Helsinki ha ascoltato il caso nella primavera 2017 e, da quando la sentenza della Corte è stata impugnata, le autorità finlandesi della Corte suprema hanno finora modificato la legge sull’alcol:

“La legge sugli alcolici vigente proibisce la vendita a distanza transfrontaliera di bevande alcoliche in Finlandia, ma la sua compatibilità con le disposizioni del diritto comunitario si presta a interpretazioni.”

Ad oggi, la sentenza della Corte nella causa C-198/14 Visnapuu e la sentenza emessa dalla Corte suprema della Finlandia sulla medesima causa KKO 2018:48 hanno chiarito che il divieto di vendita a distanza transfrontaliera di bevande alcoliche ai sensi della legge sugli alcolici finlandese è compatibile con il diritto comunitario.

Disposizioni attuali

Le disposizioni attuali sarebbero chiarite sulla base delle considerazioni presentate nelle summenzionate sentenze. Al contempo, si garantirebbe ai singoli la possibilità di acquistare e importare tutti i tipi di bevande alcoliche in conformità di determinate procedure.

Corte Suprema della Finlandia: notifica Pubblicato 24.8.2018 Aggiornato 10.10.2018.

Giurisprudenza: Rosengren e altri contro Riksåklagaren

Causa C-170/04.

Innanzitutto, la Corte (Grande Sezione) ha stabilito:

  1. Una disposizione nazionale che vieti ai privati di importare bevande alcoliche, come quella risultante dal capitolo 4, art. 2, primo comma, della legge 16 dicembre 1994 sulle bevande alcoliche (Alkohollagen), deve essere valutata alla luce dell’art. 28 CE e non dell’art. 31 CE.
  2. 2. Una misura che vieti ai privati di importare bevande alcoliche, come quella risultante dal capitolo 4, art. 2, primo comma, della legge sulle bevande alcoliche, costituisce una restrizione quantitativa alle importazioni ai sensi dell’art. 28 CE anche se la detta legge incarica il titolare del monopolio di vendita al dettaglio di fornire le bevande di cui trattasi e dunque, se necessario, di importarle su richiesta.
  3. Una misura che vieti ai privati di importare bevande alcoliche, come quella derivante dal capitolo 4, art. 2, primo comma, della legge sulle bevande alcoliche, in quanto:

– inadatta a conseguire l’obiettivo di limitare in generale il consumo di alcol e

– sproporzionata ai fini del conseguimento dell’obiettivo di proteggere i più giovani dalle conseguenze nocive del detto consumo, non può essere considerata giustificata, in forza dell’art. 30 CE, da motivi di tutela della salute e della vita delle persone.

Inoltre, il monopolio o la restrizione devono essere proporzionali agli interessi che tutelano (salute pubblica), ma non devono costituire una restrizione indebita alla libera circolazione delle merci.

Giurisprudenza: Procedimento penale a carico di Jan-Erik Anders Ahokainen e Mati Leppik

Causa C-434/04:

Gli articoli 28 CE e 30 CE non ostano a un regime, come quello previsto dalla legge n. 1143/1994, sull’alcol (Alkoholilaki (1143/1994)). Detta legge sottopone l’importazione di alcol etilico non denaturato con titolo alcolometrico superiore ad 80 gradi ad un’autorizzazione preventiva.

In questo caso tuttavia vi è un’eccezione: a meno che non risulti che, tenuto conto delle circostanze di diritto e di fatto che contrassegnano la situazione dello stato membro interessato, la tutela della sanità pubblica e dell’ordine pubblico contro i danni causati dall’alcol possa essere garantita mediante provvedimenti che incidano in minor misura sul commercio intracomunitario..

Inoltre, il monopolio o la restrizione devono essere proporzionali agli interessi che tutelano (salute pubblica), ma non devono costituire una restrizione indebita alla libera circolazione delle merci.

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